PADRE KOLBE, TESTIMONE DI GIOIA

PADRE KOLBE, TESTIMONE DI GIOIA

Il segreto della gioia e della serenità in san Massimiliano Kolbe è la sua donazione totale  e incondizionata all’Immacolata.  Padre Kolbe prende la Vergine Maria, come Madre tenerissima, come modello di fede e di amore, modello di azione  apostolica e di abbandono in Dio.

Dall’annunciazione alla Pentecoste Maria di Nazareth appare come la persona la cui libertà è totalmente disponibile alla volontà di Dio. La sua Immacolata Concezione  si rivela  propriamente nella docilità incondizionata alla Parola divina. La fede ubbidiente è la forma che la sua vita assume in ogni istante di fronte all’azione di Dio. Maria è la grande credente che, piena di fiducia, si mette nelle mani di Dio, abbandonandosi alla sua volontà.

San Massimiliano esorta il milite a fidarsi dell’Immacolata e a fidarsi di Dio. Fidarsi di Dio e del suo amore. E’ una scelta decisiva su cui il credente si gioca praticamente tutto.

Fidarsi dell’Immacolata. Non si tratta solo di una devozione, né di un sentimento vago verso la Vergine Maria, nostra madre, ma di una scelta che ci coinvolge interamente e ci conduce a una graduale e concreta trasformazione di se stessi nell’Immacolata (Cf. SK 1210).

Il beato Paolo VI nel suo documento: “Gioite nel Signore” scrive che il sacerdote polacco è immagine luminosa per la nostra generazione e genuino discepolo di san Francesco d’Assisi, in particolare padre Kolbe viene presentato come testimone di gioia, di una gioia profonda che la prova tragica del campo di concentramento  non riesce a scalfire. “Durante le prove tragiche, che insanguinarono la nostra epoca – scrive il beato Paolo VI – Padre Kolbe si offrì spontaneamente alla morte per salvare un fratello sconosciuto, e i testimoni ci riferiscono che il luogo di sofferenze, che era di solito come un’immagine dell’inferno, fu in qualche modo cambiato, per i suoi infelici compagni come per lui stesso, nell’anticamera della vita esterna dalla sua pace interiore, dalla sua serenità e dalla sua gioia”.

E’ la gioia di chi ha incontrato il Cristo risorto, la gioia di chi ha donato tutta la sua vita all’Immacolata, perché lei ne faccia ciò che vuole. “La gioia del Vangelo – afferma papa Francesco – riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. […] Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (EG 1).

Nel cuore di ognuno di noi – scrive padre Kolbe in un articolo per la rivista “Il Cavaliere” di lingua polacca – c’ è un desiderio profondo di felicità e di gioia”. Però l’autore si domanda: qual è dunque la felicità che l’uomo desidera?

Una serenità di vita, una guarigione, raggiungere qualche obiettivo … Sì, ma non è la vera felicità.  Avere delle cose, che possono migliorare la propria vita. Sono utili, ma le cose non possono riempire il cuore dell’uomo. Il cuore dell’uomo desidera di più, sempre di più.

Quando finalmente si sentirà soddisfatto? Anche se gli capitasse la più grande felicità, non appena si scorge un qualsiasi limite, lo supera con il desiderio e dice: “Oh, se anche questo limite venisse in qualche modo annullato!

Qual è dunque la felicità che egli desidera?  “E’ una felicità senza limiti … nell’intensità, nella grandezza, nella durata e in qualsiasi cosa” (SK 1296). Nella felicità – afferma Gesù – c’è più beatitudine – cioè c’è più gioia – “nel dare che nel ricevere” (At 20,356).

“Fate della vostra vita un dono per le mani di lei – sono parole di P. Kolbe – e ne farete qualcosa di grande, un canto d’amore che torna a Dio” (Musical su P. Kolbe di Daniele Ricci). Fare della propria vita un dono: ecco il segreto della gioia profonda dei santi.

La felicità non consiste in quello che gli altri ci fanno o ci donano: rimarremo sempre scontenti. La felicità piena consiste in quello che noi facciamo per gli altri col dono di noi stessi.

In questo contesto si comprende maggiormente la morte subita per amore da san Massimiliano Kolbe al posto di un compagno di prigionia. Egli “non morì – afferma san Giovanni Paolo II – ma diede la vita … per il fratello”. Vi era in questa morte, terribile dal punto di vista umano, tutta la definitiva grandezza dell’atto umano e della scelta umana: egli da sé si offrì alla morte per amore.

“Non avete l’idea – egli scrive – di quanto sia dolce servire fedelmente Dio e l’Immacolata. […] Vi auguro di amare tanto l’Immacolata da  non essere capaci di vivere senza lei”(SK 149, 1113).

Alla scuola di Maria si scopre amato da Dio e capace di amare i fratelli. Gioisce per la presenza di ognuno. Gioisce che Niepokalanow cresce, che l’Ordine cresce. Scrivendo al Padre Provinciale per alcune questioni, sottolinea che “a Niepokalanow lo spirito è molto buono: tutti amano l’Immacolata e vogliono mettersi al suo servizio con tutto il cuore. C’è da ringraziare. Ciò che colpisce gli estranei  è la serenità e la felicità che si riflette su ogni volto”.

Padre Maria Peruzzo (Assistente regionale)
Milizia dell’Immacolata della Emilia Romagna

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